C’è un pregiudizio che fa della cartolina il prototipo della melensaggine, del romanticume, del kitsch insomma. Cosa che purtroppo si rivela una mezza verità, nata dal panorama deprimente e banale che troppo spesso la cartolina ha offerto a partire dagli anni ’60 del Novecento. Ma le cartoline “orientali” che qui presentiamo sono tutt’altra cosa e ci si offrono invece come le spie, i paradigmi indiziari per dirla alla Ginzburg, di culture costrette ad aprirsi al mondo e che per sopravvivere hanno dovuto coniugare il loro passato raffinatissimo col sentire dei nuovi tempi.

Sono un gruppo di 62 cartoline – 47 di “argomento” giapponese e 15 cinese –  spedite o collezionate tra il 1899 e il 1927, con una netta prevalenza tra il 1900 e il 1915, vale a dire il culmine del periodo d’oro della cartolina illustrata. Esse traducono in termini visivi i sogni, le aspirazioni, le fantasie di un popolo ma anche soddisfano l’immaginario collettivo di una folla di occidentali affascinati da “quella” immagine dell’Estremo Oriente; immagine che isolata dal suo contesto viene ridotta a pura esteriorità, a stereotipo, ma che non significa non sia effettivamente esistita. Non si ha notizia su come e quando queste cartoline siano giunte alla Fototeca dei Civici Musei: alcune sono state trovate affastellate in una vetrinetta del Museo d’Arte Orientale in occasione del suo riallestimento nell’estate 2013, altre sono state ritrovate in un cassetto, dimenticate chissà quando.

Il presente lavoro è stato diviso in tre parti:

  1. una rapida analisi della cartolina illustrata
  2. cartoline di argomento giapponese
  3. cartoline di argomento cinese

Alla fine di ognuna delle ultime due, delle brevi schede illustrano ogni  cartolina, nella loro descrizione si è cercato di andare oltre l’ovvio studio iconografico-contenutistico e, quando possibile, si sono usati in modo incrociato differenti elementi per datare il materiale.