Il lato immagine-scheda_4.F_190946- fig.34

Il lato immagine-scheda_4.F_190946- fig.34

Il Servizio postale giapponese e la cartolina illustrata
Il periodo Meiji (1868-1912) vide l’inizio del processo di modernizzazione del Giappone: dopo secoli di isolamento feudale, il paese intraprese una vera e propria corsa per modificare la propria struttura politica, sociale ed economica, basandosi sul modello occidentale. Questo processo incluse anche il campo delle comunicazioni. Fino a questo momento il servizio di posta veniva svolto dai corrieri privati (gli hikyaku, letteralmente “gambe veloci”), immortalati tanta volte nelle stampe di Hokusai e Hiroshige e nelle fotografie di Felice Beato e Kusakabe Kimbei. Ma la presenza di comunità straniere aveva creato la necessità improrogabile di costituire un sistema postale affidabile, in grado di trattare la posta dentro e fuori il paese. Già Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti avevano costituito ognuno un proprio sistema postale all’interno del Giappone. La Gran Bretagna aveva aperto a Yokohama, Nagasaki e Hyogo (Kobe) agenzie postali fin dal 1859 chiudendole nel 1879, la Francia dal 1865 al 1880, gli Stati Uniti dal 1867 al 1875.

Il 20 aprile 1871 il nuovo governo Meiji costituì il Servizio postale pubblico, basandosi sul modello inglese, e lo stesso giorno emise il suo primo francobollo. All’inizio il servizio postale era disponibile solo tra Tokyo e Osaka, verso il 1872 venne esteso da Osaka a Nagasaki; già alla fine del 1874 c’erano più di 3000 uffici postali sparsi nel paese. Nel dicembre 1873 vennero emesse le prime cartoline postali con affrancatura prestampata. Pochi anni dopo, nel 1877, il Giappone entrò a far parte dell’Unione Postale Generale.

Durante gli ultimi anni del XIX secolo erano iniziate ad apparire le prime ehagaki, le cartoline illustrate, all’inizio lo stato aveva il monopolio sulla loro stampa ma poi, nell’ottobre 1900, una revisione della legge postale permise anche ai privati di produrle e pubblicarle. Questa decisione significò l’inizio dell’età d’oro della cartolina illustrata giapponese: il nuovo medium rapidamente rimpiazzò la tradizionale stampa su blocchi di legno come strumento favorito per le immagini del Giappone contemporaneo. Centinaia di milioni di cartoline furono prodotte per soddisfare la domanda di un pubblico ansioso di acquistare le immagini di una nazione che si stava rapidamente modernizzando. In questo pubblico rientravano anche i visitatori stranieri che continuavano ad acquistare lacche, porcellane Arita, oggetti in tartaruga, coltelleria d’argento, souvenir fotografici e naturalmente cartoline da spedire a casa o da conservare, magari affrancandole e facendovi apporre un annullo fittizio, di favore.

La popolarità della cartolina illustrata raggiunse il suo vertice durante la guerra contro la Russia del 1904-1905. Circa un milione di soldati usarono la cartolina illustrata per comunicare con la famiglia e gli amici e viceversa. Vennero emesse varie serie commemorative per promuovere lo sforzo bellico e la gente fu disposta a fare file lunghissime davanti agli uffici postali, addirittura di tre chilometri, aspettando tutta la notte, per acquistarle, i giornali riportarono persino casi di morti durante le zuffe scoppiate nell’attesa. Quando la guerra terminò, diminuì in parte l’interesse per la cartolina tra i giapponesi, ma non tra il crescente numero di stranieri che arrivarono durante la fine del periodo Meiji e il seguente periodo Taisho (1912-1926). Per avere un’idea del successo basti pensare che nel 1913 in Giappone furono acquistate 1.504.860.312 cartoline illustrate.