Inaugurazione: 21 luglio 2017, ore 18.00
Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”

 

Venerdì 21 luglio alle ore 18.00, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich, in via Rossini, 4 a Trieste, avrà luogo l’inaugurazione della mostra Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota, che rimarrà aperta fino al 3 settembre 2017 con i seguenti orari: da martedì a domenica, 10-18, lunedì chiuso.

La mostra, ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte, con la direzione di Laura Carlini Fanfogna, direttrice del Servizio Musei e Biblioteche, a cura di Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca e delle Biblioteche dei Civici Musei di Storia ed Arte, e di Stefano Bianchi, conservatore del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, propone, nell’occasione del centenario dalla nascita di Adriano de Rota, una retrospettiva dell’opera del fotografo, con focus sugli anni Cinquanta e Sessanta, presso la Sala Selva di Palazzo Gopcevich.

Il patrimonio, in parte di proprietà della Fondazione della Cassa di Risparmio di Trieste, narra di luoghi, volti, eventi, momenti pubblici e privati della Trieste nel periodo 1946-1991. Gran parte dei beni fotografici sono descritti nel Catalogo integrato dei beni culturali del Comune di Trieste e consultabili all’indirizzo: biblioteche.comune.trieste.it. Una selezione del materiale è già stata digitalizzata.

Sebbene Adriano de Rota sia tra i primi fotografi della città a cimentarsi con il colore, frequentando i corsi AGFA a Milano nel 1954, in esposizione sono prediletti gli scatti in bianco e nero, non solo perché più numerosi, ma anche perché meglio carpiscono, fissano e illustrano le suggestioni e le seduzioni della contemporaneità del fotografo.

Viene presentato un percorso narrativo che si snoda in tre momenti: la città allo specchio, riflessa in luoghi ed eventi; lo sport, a cui de Rota dedica particolare attenzione; il tempo libero trascorso in teatro, al cinema, in nuovi divertimenti.

Adriano de Rota fotografa per lavoro, ma con irrefrenabile passione e curiosa partecipazione: sorta di novello flâneur che racconta la città, le sue strade, le case e i suoi abitanti. Paesaggi urbani e umani divengono immagini che, catturate dall’apparecchio fotografico, si trasformano in istantanea e instancabile narrazione del vissuto, delle sue relazioni e mutazioni.

Le foto con soggetto sportivo costituiscono un immenso patrimonio artistico e, al tempo stesso, informativo, utile a ricostruire l’interesse e la partecipazione sociale agli eventi della comunità triestina. Prezioso l‘impaginato a noi pervenuto, realizzato per il Piccolo, per l’Agenzia Italia, per la Gazzetta dello Sport e per il Calcio Illustrato, che ci racconta gli attimi fuggenti di performance individuali (con Fausto Coppi, Nino Benvenuti o Irene Camber) o di squadra (la Triestina con la Juventus o l’Inter) e di rumorose “tifoserie“.

Porta la firma di Adriano de Rota la memoria fotografica di un capitolo fondamentale nella storia del teatro e dello spettacolo a Trieste. I primi anni Cinquanta sono contrappuntati da una serie di eventi destinati a inscriversi nell’albo d’oro della civiltà musicale e teatrale triestina. Nonché da una serie di fatti destinati a segnare una svolta decisiva, tanto nelle sorti della città, quanto in quelle dello spettacolo dal vivo. Entrambi gli ambiti appaiono meravigliosamente illuminati in presa diretta dagli scatti di de Rota.

La Norma di Maria Callas e la Donna di garbo di Laura Solari aprono dunque una galleria di ritratti che ci raccontano le fortune di uno spettacolo dal vivo, non ancora detronizzato dalla diffusione esponenziale e pervasiva del mezzo televisivo. Si pensi soltanto alla marea di pubblico che continua negli anni Cinquanta ad affollare le stagioni estive al Castello di San Giusto, come già avvenuto alla fine degli anni Trenta.

Il numero considerevole di scatti dedicati da Adriano de Rota a rivelare il tempo libero dei triestini aiuta a comprendere come, nel periodo in questione, le attività ludiche nelle sue varie declinazioni, a Trieste, siano considerate naturali integrazioni della quotidianità. Cinema, musica, televisione, radio, conferenze, mostre rappresentano, peraltro, straordinari veicoli di propaganda.

La radio, la televisione e il cinema hanno un ruolo rilevante nel determinare nuove abitudini, nuovi linguaggi e costumi. Le trasmissioni radiofoniche, in particolare i radiodrammi e i programmi musicali, catturano l’attenzione, aprendo finestre su saperi finora ignoti. La televisione occupa il tempo libero, soprattutto serale in una dimensione collettiva, con i condomini o al bar, facilitando fenomeni di acculturazione e socializzazione.

Spettacolo popolare per eccellenza, il cinema si impone a un pubblico eterogeneo: ogni famiglia frequenta il cinema anche due o tre volte la settimana.

Oltre agli artisti con i quali coltiva anche una profonda amicizia, come l’attrice Paola Borboni, Adriano ritrae volti illustri del cinema e dello spettacolo italiano come Silvana Mangano, Patty Pravo, Milva.

La vita di Adriano de Rota, scomparso di recente sulla soglia dei cento anni, si identifica con la sua professione di fotografo che consente, oggi, a noi curiosi visitatori o studiosi, di compiere un sorprendente viaggio tra immagini di personaggi noti o sconosciuti, luoghi, oggetti, costumi e tendenze di questa nostra città. Rilevante contributo alla costruzione della memoria civica e alla sua connessa fruizione.

Un tesoro di grande valore da interrogare, custodire e valorizzare composto da molti scatti noti ma, ancora di più, inediti.