USIS

United States Information Service

A seguito del Trattato di pace del 1947, Trieste era parte del Territorio Libero di Trieste (TLT). La città con il suo territorio e Muggia erano collocati nella Zona A, area posta sotto la sovranità italiana, ma amministrata dagli anglo americani sino al 1954. In quell’anno, il Memorandum d’intesa di Londra del 5 ottobre restituì Trieste all’amministrazione italiana. Nell’ambito del Governo Militare Alleato, il Public Affairs Officer che, dall’inizio degli anni cinquanta faceva capo all’United States Information Service, svolse compiti di informazione e pubbliche relazioni.
In Italia, Giuseppe in fabbrica e Giovanni nei campi è un’espressione coniata da Andrew Berding, ex corrispondente a Roma dell’agenzia Associated press, direttore della missione italiana, con l’obiettivo di parlare direttamente con la popolazione, utilizzando i mezzi più idonei.
Anche cogliendo la funzione divulgativa della fotografia, l’USIS organizzò frequenti mostre fotografiche per raggiungere gli italiani meno abbienti, privi di radio, scarsi lettori di quotidiani e riviste: per questo motivo le mostre venivano allestite preferibilmente in zone dove era concentrata la presenza degli operai.
L’ufficio USIS di Trieste si proponeva di diffondere un’immagine “completa e positiva dell’America”, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, la propaganda radiofonica attraverso Radio Trieste, la realizzazione di stampa propagandistica (nell’ambito del giornale La tribuna dei lavoratori inviato direttamente a 15.000 operai, membri per la maggior parte dei sindacati di orientamento comunista) e la gestione di una sezione cinematografica.
Oltre al fine didattico e propagandistico, dietro l’azione dell’USIS si nascondeva anche un fine commerciale a favore dell’industria cinematografica Usa che aveva necessità di riorganizzarsi all’estero e riconquistare il terreno perduto durante la guerra.

Una serie di ventitré pannelli espositivi erano situati nelle zone più frequentate di Trieste (la stazione ferroviaria e delle corriere, l’ufficio del lavoro, l’edificio del GMA, la Allied Reading Room, a esempio), una serie di tre pannelli in altre due località della zona A (Muggia e Aurisina) e nella provincia di Gorizia. La sezione pannelli disponeva anche di una colonna sonora con due serie di pannelli e altre di diversa misura venivano spesso date in prestito a organizzazioni culturali locali. Lo schedario fotografico della sezione comprendeva 823 serie complete per un totale di oltre 14.400 fotografie e circa 2000 diapositive.
La sezione preparava ogni mese una media di 40 esibizioni fotografiche a Trieste e nel territorio limitrofo e attraeva da cinquantacinque a sessantamila visitatori l’anno.
Nel 1948, relazioni USIS sostengono che si contavano una media di tre mostre al giorno.
La sezione stampa dell’USIS forniva, inoltre, a uso esclusivo dei direttori di riviste tecniche e scientifiche, una media di 65 articoli al mese in lingua originale e circa 1000 fotografie o matrici per la stampa, ampiamente utilizzate dai giornali italiani poveri di illustrazioni.
Le fotografie USIS furono inizialmente conservate presso il Consolato Americano e/o l’Istituto Italo Americano presenti sul suolo triestino per poi venire distribuite attraverso stampa, mostre temporanee e biblioteche ambulanti.
Il complesso fotografico fu poi donato, in tre fasi diverse, tra il 1947 e il 1951, dalla Sala di Lettura Americana ai Civici Musei di Storia ed Arte.
Il fondo, in corso di sistemazione, consta di fotografie, di diverso formato, che affrontano temi molto vari: gli aspetti sociali della vita americana, le varie campagne belliche (Birmania, India, Giappone, la guerra in Europa con lo sbarco in Normandia, la liberazione dei campi di concentramento), le fotografie riguardanti l’Italia, la realtà della regione Friuli Venezia Giulia.
La valorizzazione del patrimonio storico di immagini, anche di grande valore per la conoscenza degli avvenimenti immediatamente successivi alla II guerra mondiale, verificatisi nella città giuliana, in Italia, nel resto d’Europa è un compito imprescindibile anche per far comprendere come, attraverso il filtro fotografico, si sia condizionato, spesso inconsciamente, il pensiero politico e culturale della realtà locale.

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