USIS

United States Information Service

Il fondo USIS (United States Information Service), realizzato per propagandare gli ideali di vita americani tramite mostre e pubblicazioni, è stato donato dalla Sala di Lettura Americana alla città di Trieste in tre fasi diverse, tra il 1948 e il 1951.

Delle oltre 13.000 stampe sciolte segnalate nelle note di versamento, restano 5.184 positivi inventariati su registro cartaceo, a cui si aggiungono altri, pervenuti privi di numero d’ingresso: quasi 3.000 sono già descritti, in gran parte digitalizzati e consultabili on line nel Catalogo integrato dei beni culturali, all’indirizzo biblioteche.comune.trieste.it.

Una parte consistente è andata perduta a causa delle precarie condizioni in cui il fondo è stato a lungo conservato.

L’acquisizione non è subito valorizzata: problemi di spazio, coniugati a una maggiore attenzione per i fondi autoctoni, inducono l’amministrazione a depositare il prezioso archivio nella cantina del Museo Civico di Storia ed Arte sito in via della Cattedrale senza particolari accorgimenti conservativi.

Anche dopo lo spostamento della Fototeca presso la sede di palazzo Gopcevich, nell’anno 2003, le fotografie continuano a essere custodite in luoghi e contenitori inadeguati. Nondimeno, viene avviato il complesso lavoro di condizionamento del fondo che, smembrato e suddiviso in serie per aree tematiche e geografiche, è ancora in fase di pulitura, inventariazione, catalogazione e riproduzione digitale, anche con l’ausilio dei volontari dell’Associazione Cittaviva.

Attraverso il filtro fotografico, utilizzato soprattutto per fini propagandistici, l’USIS promuove il convincimento che la prospettiva di un crescente standard di vita e di benessere economico può costituire la chiave della stabilità sociale e politica.

A partire dal Piano Marshall, la politica degli Stati Uniti concentra il suo interesse sul nesso tra democrazia e prosperità. Utilizzando l’immagine seducente del benessere americano (uno degli slogan più usati era “anche voi potete essere come noi”) si esalta un nuovo modello produttivo e di consumi capace di superare la scarsità, stemperare i conflitti di classe e integrare tutti i cittadini in una società ricca e liberale. Nel nostro Paese, la promozione del nuovo modello di sviluppo statunitense intende altresì arginare l’influenza del Partito Comunista.

L’impaginato propagandistico, nel sottolineare il nesso tra prosperità e democrazia, risulta fortemente attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni e le donne. Queste ultime, unitamente a un più diffuso benessere, cominciano a sperare in una propria emancipazione da ruoli tradizionalmente subordinati.

Attraverso la tecnica retorica del confronto, la fotografia assume quasi un ruolo cinematografico grazie alla grande efficacia narrativa, divenendo una sorta di “cinema immobile”, per citare Elio Vittorini.

L’efficacia narrativa delle immagini, di immediata comprensione perché prive delle barriere linguistiche, libere da qualsivoglia dipendenza gerarchica nei confronti della scrittura, è tale che vengono distribuite in tutti i paesi del globo soggetti all’influenza americana.

La produzione fotografica è rigorosamente in bianco e nero, non solo per ragioni di economicità, ma anche perché si riconosce alla foto monocolore una funzione più incisiva sotto il profilo documentario e cronachistico.

Nel caleidoscopio fotografico dell’USIS si possono isolare alcune serie che affrontano temi precisi come il modello dell’american way of life (il benessere americano raggiunto attraverso le attività industriali, agricole e dell’artigianato, il reinserimento dei veterani nella vita civile, l’organizzazione sociale e politica, i progressi della medicina e della tecnica, l’integrazione razziale), le campagne della Seconda guerra mondiale in Europa, in Oriente (India, Birmania, Giappone, Cina, paesi dell’Oceano Pacifico), in Africa.

Una parte consistente di fotografie racconta l’Italia liberata dagli americani e le condizioni di vita dell’immediato dopoguerra.

Gran parte delle fotografie USIS riguardanti il territorio triestino sono conservate presso l’Archivio di Stato cittadino, a seguito del versamento da parte della Prefettura dell’Archivio del Commissariato del Governo.

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