ANONIMO
RAGAZZA DI KYOTO, [Giappone,1865]

La donna giapponese

Le tre cartes de visite che seguono sono ritratti in studio, a figura intera, raffiguranti la Donna giapponese. L’atelier fotografico appare privo di elementi d’arredo, se si trascurano i tappeti e il drappo di tessuto (Fototeca, inv. 190882).
Queste immagini rientrano nella categoria della rappresentazione dei Tipi Nativi (Native Types). Le donne ritratte sono vestite con l’abito tipico: il kimono, che letteralmente significa “cosa da indossare” ma che si riferisce in realtà solo alla veste tradizionale giapponese.
Il kimono, che sostanzialmente è realizzato con due tagli di tessuto rettangolari identici, si differenzia a seconda di alcuni elementi come la qualità e la decorazione dei tessuti, l’annodatura dell’obi (l’alta fascia che cinge la vita) e la lunghezza delle maniche, da cui si deduce la formalità del capo e se la donna è nubile o sposata. Anche l’acconciatura tradizionale giapponese (kamigata) offre elementi utili per poter distinguere l’epoca o la classe sociale. I capelli corvini lunghi fino a terra erano tipici delle donne di classe aristocratica e di corte, mentre le donne delle classi sociali meno elevate li portavano raccolti o coperti, per una maggiore praticità.
Dall’analisi formale, oltre che dall’indicazione dei titoli che troviamo sul verso dei cartoncini, possiamo capire che le donne ritratte in queste immagini non appartengono a classi sociali elevate ma rappresentano il ceto medio delle lavoranti.
Hai piedi indossano i tipici sandali tradizionali giapponesi, geta, realizzati con una tavoletta di legno grezzo (dai) e una stringa di tessuto (hanao). Sotto la suola due tasselli di legno (ha) rialzavano la calzatura a terra e la rendevano particolarmente adatta in caso di pioggia o di neve. Particolare era anche il suono che producevano a contatto con il suolo.
Due di queste immagini (Fototeca, inv. 190502 e Fototeca, inv. 190882) lasciano intravedere, sotto il kimono, queste tipiche calzature.
Altri elementi distintivi sono l’ ombrellino realizzato con il legno di canna di bambù e la carta di riso, che tiene chiuso nelle mani la donna ritratta nella prima immagine (Fototeca, inv. 190882), e la scopa, presente nell’ultima di questa serie (Fototeca, inv. 190883). Questi oggetti sono inseriti nella composizione per ornare il ritratto con elementi-simbolo. Non ci troviamo ancora davanti alla rappresentazione di una vera e propria mise en scène.