ANONIMO
CERIMONIA DEL THE’, [Giappone, 1867]

La “messa in scena”, riproduce la verosimiglianza del reale in studio.
La fotografia, prima dell’avvento dell’istantanea, a causa dei lunghi tempi di ripresa, presupponeva la composizione di scene statiche per la realizzazione delle immagini. Anche la ritrattistica alle origini può essere considerata una sorta di messa in scena. Negli atelier dei fotografi venivano ricreati con pochi oggetti d’arredo (un tavolino, una colonna, un vaso di fiori o una poltroncina) scorci di abitazioni che suggerivano un’ambientazione.
La richiesta di fotografie che raffigurassero scene di vita rappresentative di paesi lontani ha dato il via alla produzione di questo tipo di immagini.
In studio venivano ricreate, solitamente con attori pagati, raffigurazioni del quotidiano.
Le donne, in questo gruppo di immagini, sono ritratte durante il pasto, in camera da letto, impegnate nel gioco o partecipi alla cerimonia del thé. Queste fotografie narrano qualcosa, raccontano la vita, i riti, le usanze.
La rappresentazione dello spazio condiziona la loro lettura. L’ambientazione è ricca. Vi sono paraventi, piccoli mobili, tendaggi, stoviglie, drappi di tessuto. I soggetti ritratti sono due o anche tre, in una stessa immagine, e le relazioni che intercorrono tra di loro, descritte dalle pose, suggeriscono la vita reale.
Sono immagini che riproducono la simmetria, o comunque un’armonia, nella composizione. Tutto è in equilibrio e sapientemente dosato.
Le due Donne giapponesi che giocano (Fototeca, inv. 190499), probabilmente all’antico gioco del Go, sono ritratte in una posa quasi simmetrica, che crea un effetto speculare. La linea di demarcazione del taglio delle pareti del paravento retrostante, definisce l’asse di simmetria, che termina perfettamente perpendicolare al piano del tavolino, su cui poggiano le pedine, disposte in una casuale armonia. Anche le ciotole, appoggiate a terra sono allineate in modo equilibrato, in un’alternanza di forme e colori.
La ragazza che solleva la tazzina nell’immagine della Cerimonia del thé (Fototeca, inv. 190885), preme con le dita dell’altra mano il kimono a terra. La linea delle braccia, in questa posa, conduce lo sguardo dell’osservatore alla nuca scoperta, elemento che esprime sensualità.
La composizione delle Donne giapponesi durante il pasto (Fototeca, inv. 190886) viene bilanciata dalla figura che appare sulla sinistra, nascosta dietro la lampada. Si crea così un gioco sinuoso dato dal contorno superiore delle figure. Nulla appare fuori posto.
Anche le Donne giapponesi nella camera da letto (Fototeca, inv. 190888) sono immerse in una combinazione bilanciata. Esse interpretano la scena del vedo non vedo, raffigurata anche nelle stampe antiche, per simboleggiare l’intimità della svestitura.
La mano della donna dietro la tenda, fuoriesce violando questa impenetrabilità. Il laccio teso, trattenuto da entrambe, crea un legame simbolico tra i due piani e ci informa della presenza del piano retrostante, imperscrutabile.
Come sul palcoscenico di un teatro, spazio definito sul quale si recita la commedia, ha luogo la rappresentazione.