PESCHERIA NUOVA
All’inizio del XX secolo, le mutate condizioni di vita, la necessità di condizioni igieniche decisamente superiori, l’esigenza di continue comodità, costrinsero Trieste a erigere un apposito edificio per il mercato del pesce nell’area derivata dall’interramento delle rive. Un edificio che, essendo ubicato in una zona priva di strutture portuali e di una certa eleganza stilistica, non avrebbe dovuto sfigurare con gli edifici neoclassici vicini.
La vecchia pescheria era situata dal 1878 nel luogo dell’attuale Teatro Miela. Nel 1898 si richiede da parte del governo alla città per il progettato ampliamento del punto franco di cedere l’area occupata dal mercato del pesce. Verso la fine di ottobre del 1898 s’individua tra il molo Giuseppino e il molo del vino ampliato uno spazio adatto alla nuova costruzione, ma subentrano delle difficoltà e si rimanda di due e poi di 10 anni prima di prendere delle decisioni. A metà del 1900 si individua l’area per la nuova costruzione tra il Molo Giuseppino e il Molo dei pescatori. Si stanziano 750.000 corone di spesa. Il progetto viene affidato a Giorgio Polli, caposezione del Dipartimento edile dell’Ufficio tecnico comunale, coadiuvato dal giovane ingegnere Piero Zampieri.
Le dimensioni dell’edificio sono:
lunghezza : 91 metri
larghezza:   35 metri
altezza:        27 metri
altezza del campanile:  31 metri
quasi 2000 metri quadrati di superficie nell’aula centrale in cui vengono collocato 146 banchi di vendita in pietra, serviti da un doppio getto d’acqua, salsa e dolce. Molto grande è il Salone delle aste, detto il Salone degli incanti.
I lavori vengono affidati alla ditta Odorico & Co. Impresa Costruzioni in Beton e Cemento Armato con sede in via nuova 33 (via Mazzini): iniziano il 15 giugno 1912 e terminano l’1 agosto 1913.
La Nuova Pescheria si inaugura l’11 agosto 1913, di lunedì, senza solennità e senza cerimonie alla presenza del sindaco Alfonso Valerio. Prima di lui avevano seguito l’iter burocratico amministrativo i podestà Carlo Dompieri e Scipione de Sandrinelli.
Tute le fasi della costruzione vengono colte dall’obiettivo del fotografo del Museo civico d’antichità Pietro Opiglia che dedica due ricchi servizi fotografici all’edificio: il primo, che documenta l’ergersi della Basilica in riva al mare, consta di 88 negativi su lastra; il secondo, che mostra nei particolari l’edificio, ne conta 17 per un totale di 105 lastre! Una spesa notevole per il gabinetto fotografico che doveva rendicontare ogni singolo fotogramma.

 

Pietro Opiglia (1877-1948)
Nato a Pola il 23.3.1877, morto a Trieste il 19.07.48, fu assunto dal Comune di Trieste il 21.12.1908 come custode “quale impiegato in pianta stabile nell’ottava classe di rango”, dagli atti dei CMSA sul personale si legge che il dipendente doveva dimostrare la “conoscenza della lingua italiana, del disegno geometrico, e delle arti (cioè dello stipettaio, tornitore e gessaio) che più occorrono agli ordinari bisogni del museo, e di possedere la pratica della fotografia. Nella scelta si darà la preferenza a chi dimostrerà di aver già prestato lodevolmente l’opera sua in un museo affine a questo di Trieste e preso parte a scavi ed altri lavori congeneri “. Dal 1902 infatti aveva lavorato presso il Civico museo di Antichità di Pola dove era stato notato dall’allora direttore del Museo di storia ed arte di Trieste, Alberto Puschi, per la sua costante dedizione agli scavi e alle esplorazioni archeologiche e per la sua versatilità nello svolgere le attività più varie. Negli anni precedenti al suo arrivo a Trieste collabora, attraverso la redazione di numerose relazioni, ai lavori preparatori della carta archeologica dell’Istria meridionale e cura anche alcune pubblicazioni della Società istriana di archeologia e storia patria. Dal foglio di matricola dei dipendenti del Comune di Trieste si rileva che la sua preparazione scolastica si limita agli studi popolari e che per due anni  e mezzo, dal 27 luglio 1914 al 17 dicembre del 1917 è stato richiamato alle armi dall’Austria-Ungheria durante il primo conflitto mondiale.
Per quanto riguarda la sua biografia è sposato con Elvira Gorlato dalla quale ha due figlie Dora Nilda (nata a Pola il 31.08.1906) e Livia (nata a Trieste il 21.11.1920.