Bernoud & Lossier

Jean Baptiste chiamato in famiglia Alphonse, inizialmente svolge la professione e’ quella di professore di ginnastica. Fotografo francese, nato a Meximieux nei pressi di Lione il 4 febbraio 1820, prima di fissare la propria dimora lavorativa a Napoli e a Firenze, fu per un certo tempo dagherrotipista viaggiatore. Sul retro di un dagherrotipo genovese reclamizza la propria attivita’: Portraits colories Miniature daguerrienne Noveau procede de Paris par Alphonse Bernoud de passage en certe ville pour quelque temp perfait ressemblance pour tous genres de portraits grupes et enfants specialite pour les portraits apres deces reproduction de tableux et d’objects d’art fourniture de tout ce qui concerne le Daguerreotype portrait de 5 francs et au dessu son domicile est Strada Scurreria Palazzo Pallavicini Genova (on fait de eleves). La sua presenza è documentata sin dal 1841 in un dagherrotipo eseguito a Sanremo. Non si sa se lo studio napoletano (prima in via del Boschetto della Villa reale e poi in via Toledo 256 Palazzo Berio) e quello fiorentino (prima in S. Maria in Campo 434 e poi in via dell’Oriuolo 5) furono aperti contemporaneamente o in tempi successivi. Lascia lo studio genovese a un suo allievo, Carlo Molino. Il suo inserimento negli alti ranghi della società italiana è testimoniato dal fatto che si presenta come QPhotographe de S.M. le Roi et de S.A.R. le Prince de Carignanç mentre la sua abilità di fotografo gli vale riconoscimenti alle esposizioni parigine del 1855, 1857 e 1867. Presente a Napoli subito dopo il 1850, nel 1855 e’ attivo anche a Firenze, come egli stesso testimonia in una memoria riportata su La Lumiere. Svolge la propria attivita’ soprattutto a Napoli.
Nel 1857 viene inviato in Basilicata, nelle zone colpite dal disastroso terremoto, ed è l’unico a documentare questa tragedia e in particolare la distruzione pressoché totale del paese di Montemurro. Riceve una prima medaglia a Parigi all’Esposizione universale del 1855, nel 1857 riceve pure a Parigi la stessa onorificenza per la serie di istantanee di animali in movimento ripresi in dagherrotipia, tecnica a cui rimane a lungo fedele. Nel 1861 prende parte alla prima Esposizione nazionale di Firenze riportando una serie di stereoscopie che, insieme alle fotografie di grande formato di Pietro Semplicini, sono i soli documenti finora noti della manifestazione. E’ soprattutto ritrattista, ben presto diviene fotografo della Corte reale borbonica e dell’aristocrazia e della Marina militare. Nel 1864 pubblica con testi biografici dello Yorik (Pietro Ferrigni Coccoluto), l’Italia Contemporanea, galleria di ritratti fotografici delle personalita’ piu’ illustri del mondo artistico, letterario, politico, militare e diplomatico di cui da’ le caratteristiche tecniche e i prezzi di ogni numero cosi’ come segue: L’album si pubblica per dispense contenenti ognuna un ritratto fotografico e una completa biografia al prezzo di 1 lira. Venticinque dispense formano una serie e per gli associati ad una serie, queste non costano che L. 22,50. Due serie costano L. 40. L’associato puo’ scegliere a suo modo le dispense che formano la serie: domandare una serie di militari o di artisti o una serie mista. Ogni dispensa ha un’elegante copertina ove si uniscono avvisi al prezzo di cent 10 per linea. Le prime quattro dispense pubblicate (prime di ciascuna serie) sono: Adelaide Ristori, Massimo D’Azeglio, gen. Alessandro La Marmora, prof. G. Dupre’. Il fotografo s’interessa agli avvenimenti piu’ salienti dell’epoca di cui e’ cronista, come il terremoto della Basilicata del 1857 e i fatti che portano alla caduta dei Borboni nel 1860-1861 e che lo vedono a bordo delle navi del Regno sardo e delle navi inglesi e francesi ancorate nel porto di Napoli. A Firenze e’ fotografo della corte sabauda. Il 14 maggio 1865 riprende l’inaugurazione del monumento a Dante Alighieri in Santa croce. Apre pure una succursale a Livorno in via Vittorio Emanuele 71.

Per la realizzazione delle stampe dell’Esposizione di Parigi del 1857 cura una variante del processo di Taupenot al collodio albuminato che gli permette di preparare i negativi anche molti mesi prima dell’esposizione; il preparato gli garantiva un ottimo risultato non solo nel clima caldo umido di Napoli ma anche in quello piu’ secco di Firenze.
La maggioranza della sua produzione è costituita da ritratti, ma esegue anche riprese di panorami e di monumenti, dedicandosi pure alla foto stereoscopica; con questa tecnica il 30 giugno 1859 realizza alcune immagini dei cantieri della costruenda linea ferroviaria Bologna — Pistoia ubicati nel tratto appenninico, da Pracchia a Pistoia, quello più spettacolare dal punto di vista ingegneristico, dove la linea corre tra viadotti e gallerie per superare il dislivello altimetrico esistente tra il punto di valico (m 617,5 s.l.m.) e la piana di Pistoia. Le sue ultime immagini italiane documentano l’eruzione del Vesuvio del 1872.
Nel 1867 partecipa con marine e con ritratti all’Esposizione universale di Parigi. Becchetti indica come data piu’ tarda della sua attivita’ il 1872: gli succedono a Napoli Achille Mauri, a Firenze G. Mattucci e i Fratelli Bartolena a Livorno